Proposta dei radicali a Udine: un quartiere a luci rosse. Un no motivato
Chiarisco anzitutto che sul tema della prostituzione sostengo da anni quanto va affermando il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute. Promotore a Udine di Stop Aids nel 1994, collaboro con la sua presidente, Pia Covre, da una dozzina di anni, contro le discriminazioni e per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse.
E proprio grazie a
quest’esperienza posso affermare che occorre affrontare la questione con
metodi intelligenti, non repressivi, che riconoscano il diritto di
autodeterminazione sessuale, il rispetto dei diritti umani e civili, il diritto
della libertà di movimento.
Alcuni ritengono che togliere le sex-workers dalla strada significhi metterle al
riparo dalla violenza e rendere le città “più pulite” Ma non è così. La
repressione fa solo "disapparire" il fenomeno, lo sprofonda nella
clandestinità rendendo più difficile qualsiasi intervento di prevenzione ed
aumentando enormemente lo sfruttamento e la criminalità.
Se si vuole salvaguardare
davvero chi si prostituisce e la cittadinanza, bisognerebbe togliere dalla
strada i delinquenti. Altrimenti è solo la logica del “mettere la polvere
sotto il tappeto”.
I codici prevedono già regole per la difesa della quiete pubblica, il rispetto
della morale e del pudore, la regolamentazione del traffico e la viabilità ecc;
pertanto la violazione di queste leggi può e deve essere punita, qualora ne
esistano le condizioni.
Sono contrario ai quartieri a
luci rosse sul modello di Amsterdam, Parigi ecc. perché creano una
concentrazione ghettizzante del fenomeno; inoltre questi quartieri non risolvono
il problema dello sfruttamento ma anzi rischiano di aumentarlo.
La proposta delle zonizzazioni, realizzata a Mestre, dove il fenomeno ha
tutt’altre dimensioni, non corrisponde alla creazione di un quartiere a luci
rosse, ma prevede solo la possibilità di escludere il traffico in alcune strade
se particolarmente fastidioso, aumentando le zone pedonali.
Ovvio che la questione non può essere né calata dall’alto, né inserita in un piano regolatore, ma gestita con chi opera e – soprattutto – con la cittadinanza. Dubito che l'amico Gianfranco Leonarduzzi lo abbia fatto.
Va comunque detto che a Udine il fenomeno non è tale da destare certo allarmismi o proposte di rivoluzione urbanistica.
Quello che occorre è non criminalizzare il “mestiere più antico del mondo”, e tantomeno chi lo esercita.e