di DOMENICO PECILE
Enrico Pizza,, 39 anni, tecnico di laboratorio in un
istituto superiore, è stato eletto consigliere comunale con i Ds,
partito cui è iscritto dal ’94, «vale a dire dalla discesa in
campo di Berlusconi». Nel 1989 è stato tra i promotori
dell’Arcigay di Udine. Fu quello che all’epoca si mise in
contatto con Franco Grillini, ora presidente onorario di Arcigay, per
organizzare il gruppo che oggi in provincia di Udine conta oltre 1200
iscritti. Nel ’94 è stato tra i registi dell’associazione
“Stop aids”, di cui divenne poi presidente. Nel 1996 è
stato eletto consigliere nazionale dell’Arcigay, ruolo che ha
ricoperto fino alla sua nomina a palazzo D’Aronco, «quando mi
dimisi da ogni altro incarico per evitare ogni sorta di conflitto di
interesse».
Partiamo dalla stretta attualità politica della
maggioranza udinese vale a dire dallo scontro Gallerini-Bertossi.
Da sempre sono, da un lato, rimasto fuori volutamente
dai salotti buoni udinesi (penso ad esempio alle cene di Friuli doc o
di villa Manin) e dall’altro non mi hanno mai invitato e mi fa
piacere. Detto questo, tutto ciò che entra nelle segrete stanze
non mi interessa. Insomma, preferisco la denuncia politica alle
tante decisioni prese a tarda notte.
Quindi sta dicendo che quello non è uno scontro
politico?
Da quello che intuisco, no. Si tratta di una
questione di stile personale. Mi pare che si lamentino di non
essersi sentiti, incontrati. Così, entrambi si parlano
attraverso i giornali.
Questo “duello” fa però il paio con le
esternazioni di Bassi, coi rumors sollevati da Rifondazione, con
alcuni scontri in giunta. Insomma, cosa succede nel
centrosinistra?
E’ semplicemente iniziata la campagna elettorale.
Cioè?
Ci sono due aspetti. Primo: come ci immaginiamo
dovrà essere la coalizione del 2008. Secondo: il bisogno di
visibilità di cui in parte ogni politico si nutre. E chi non lo
ammette, mente.
Già, la coalizione del 2008 pare il vero nodo del
centrosinistra. E lei come la immagina?
Non si può non partire da quanto fatto in questi 5
anni con una maggioranza di cui facevano parte le civiche e
Convergenza. Certo, siamo stati in fibrillazione quando ogni
forza politica cercava di affermare la propria identità. Ci
siamo sempre ricompattati, invece, quando al centro abbiamo messo la
gestione pragmatica dei problemi. Qui concordo con Martines.
Questo è il punto di partenza, ma il mio richiamo è quello di
aprire un ragionamento che vada verso l’unità del centrosinistra
come chiedono gli cittadini.
Ma mi pare che siano proprio i Cittadini e
Convergenza a non volere la sinistra radicale in maggioranza. E
questo credo sarà uno dei nodi da sciogliere.
Ma quale sinistra radicale?
Mi dica lei allora cos’é.
A Udine non ci sono basi americane da costruire o tagli
allo stato sociale tali da mettere in fibrillazione alcuni settori
della sinistra. Occorre soltanto realizzare una gestione della
cosa pubblica che sia realmente vicina ai cittadini, cose che ritengo
noi abbiamo saputo fare molto. Non mi spaventa, quindi,
un’alleanza con il resto della sinistra che può solo aiutarci a
migliorare.
Sarà, ma intanto pare che le future teste pensanti
del Pd, Veltroni e Rutelli, non la pensino proprio come lei.
Veltroni e Rutelli hanno governato entrambi Roma con
Rifondazione comunista. E non mi sembra che sia diventata il
Venezuela di Chavez.
Quanta responsabilità hanno Ds e Margherita a
livello udinese sui ritardi del centrosinsitra che ancora non si è
seduto attorno a un tavolo per cominciare a ragionare sul 2008?
L’eventuale ritardo è motivato dall’impegno per le
primarie e dal tentativo di aprire una grande fase di ascolto della
gente. E questo mi piace perché entro dicembre decideremo anche
il segretario cittadino del Pd. Quindi è corretto non decidere
prima le cose.
Segretario che fa riferimento ai due partiti o della
società civile? Cosa sceglierebbe?
Sono i partiti che hanno deciso di fare un passo
indietro, sciogliendosi, grande novità nella storia dei partiti in
Italia. Il Pd, per cui stiamo lavorando, è quello che alle
europee del 2004 a Udine raggiunse il 35 per cento, cifra superiore
perfino alla “rossa” Cervignano.
Quindi?
Citare queste cifre significa che ognuno di questi
cittadini potrà e dovrà dire la sua. Guai a dover ripetere
quello che sta succedendo in Regione. E comunque smettiamola di
parlare per gli incarichi politici soltanto al maschile.
Torniamo agli errori fatti in Regione sul Pd?
Pur con candidati di valore, leggere che tra i grandi
sottoscrittori di Zvech e Moretton si ripropone lo steccato tra Ds e
Margherita, ne dimostra i limiti. Mi chiedo poi se siano stati
fatti tutti gli sforzi per coinvolgere in questo ragionamento –
vista l’indisponibilità per dedicarsi a tempo pieno all’incarico
di sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello – anche il sindaco di
Udine, che certo non sarebbe dovuta essere una seconda scelta.
Secondo lei sono stati fatti?
E’ una domanda magari a cui qualcuno da domani potrà
rispondere.
Resta il fatto che Cecotti oltre a non essere forse
stato coinvolto nel Pd se ne sta alla finestra, mentre potrebbe dare
un grande contributo per la sua successione. E’ così?
Non sarà Cecotti a scegliere il successore, perché
non si tratta di monarchia. Io sono un fan di Beppe Grillo e
come lui penso che debba essere “il dipendente” dei cittadini.
Tuttavia, credo che opportunamente coinvolto avrebbe potuto dare
al Pd quel valore aggiunto che per ora è latente.
Torniamo alle comunali. E’ favorevole alle
primarie per la scelta del sindaco?
Certamente, ma non possono essere mitizzate e sganciate
da tutto il percorso che va comunque completato. Coalizione e
programma.
Cosa serve a Udine di più di quanto ritiene voi
abbiate fatto?
Da un lato credo che a Udine si viva bene e teniamo
presente che dal ’95 c’è una continuità politica che credo gli
udinesi sosterranno. Poi, invece, sono mancati un maggiore
ascolto e un migliore dialogo con la cittadinanza.
Un esempio?
Un esempio?
Beh, il numero abnorme di comitati dimostra che se i
cittadini amano la propria città è anche vero che se nascono così
tanti gruppi significa che le loro ragioni fanno fatica a essere
ascoltate.
E una soluzione quale potrebbe essere?
Un assessorato all’“ascolto”.
Più assessori, più spesa pubblica però.
Non necessariamente un assessore; basterebbe una
delega, considerando che andiamo verso la chiusura delle
circoscrizioni. Quindi, quel ruolo si giustificherebbe ancora di
più.
Quello della chiusura delle circoscrizioni è un
processo inevitabile e perché?
Perché vengono scavalcate
sistematicamente da gruppi spontanei sul territorio come, appunto, i
comitati. Manterrei invece assolutamente tutti i servizi sul
territorio, vale a dire gli sportelli che sono già gestiti dai
dipendenti e quindi non rappresentano costi aggiuntivi. Voglio,
inoltre, ricordare che così come sono le circoscrizioni hanno solo
potere consultivo e per questo sono sostanzialmente inutili.
Su questo la Cdl dice che andrà sulle barricate.
Non li facevo così statalisti.
Cosa pensa dei costi della politica?
Come consigliere comunale prendo uno o due gettoni di
presenza al mese con cui copro le spese. Sono favorevole
comunque alla diminuzione del numero dei consiglieri comunali, ma il
governo prima di tagliare alla base dovrebbe cominciare dalla testa.
Mi riferisco ai 1000 parlamentari italiani, ma anche a livello
regionale mi pare che si possa intervenire. Basterebbe
rapportare il numero dei cittadini e dei consiglieri regionali della
Lombardia e del Friuli Vg.
Un’ultima domanda, un consigliere comunale di
Udine che come lei si dichiara gay fa battaglie specifiche su questo
fronte?
Dichiararmi gay ha comportato un grande sforzo di
sincerità. Per questo motivo di battaglie non ne perdo una.
Ma faccio anche presente che sono un componente della
commissione Territorio e Ambiente e che, dunque, al pari dei miei
colleghi mi occupo di vicende molto vicine ai cittadini. E
questo è il senso che do alla politica: un grande impegno per
l’eguaglianza di tutti, a 360 gradi.
(20. Continua)