Messaggero Veneto, mercoledì 28 agosto 2007 - pagina 2
Il consigliere comunale dei Ds fa il punto sulle elezioni: indispensabile anche il patto con Convergenza e Cittadini

«Senza Rifondazione si perde»

Enrico Pizza: alle comunali il Pd deve fare l’accordo con la sinistra

PERSONE E POLITICA
«Le circoscrizioni non servono più, sono sistematicamente scavalcate dai comitati e costano. La Cdl le difende? Significa che sono statalisti»

«Se coinvolto, Cecotti avrebbe dato molto al Partito democratico»

«Sono gay, mi batto però per  l’uguaglianza di tutti i cittadini»

di DOMENICO PECILE
Enrico Pizza,, 39 anni, tecnico di laboratorio in un istituto superiore, è stato eletto consigliere comunale con i Ds, partito cui è iscritto dal ’94, «vale a dire dalla discesa in campo di Berlusconi».  Nel 1989 è stato tra i promotori dell’Arcigay di Udine.  Fu quello che all’epoca si mise in contatto con Franco Grillini, ora presidente onorario di Arcigay, per organizzare il gruppo che oggi in provincia di Udine conta oltre 1200 iscritti.  Nel ’94 è stato tra i registi dell’associazione “Stop aids”, di cui divenne poi presidente.  Nel 1996 è stato eletto consigliere nazionale dell’Arcigay, ruolo che ha ricoperto fino alla sua nomina a palazzo D’Aronco, «quando mi dimisi da ogni altro incarico per evitare ogni sorta di conflitto di interesse».
Partiamo dalla stretta attualità politica della maggioranza udinese vale a dire dallo scontro Gallerini-Bertossi.
Da sempre sono, da un lato, rimasto fuori volutamente dai salotti buoni udinesi (penso ad esempio alle cene di Friuli doc o di villa Manin) e dall’altro non mi hanno mai invitato e mi fa piacere.  Detto questo, tutto ciò che entra nelle segrete stanze non mi interessa.  Insomma, preferisco la denuncia politica alle tante decisioni prese a tarda notte.
Quindi sta dicendo che quello non è uno scontro politico?
Da quello che intuisco, no.  Si tratta di una questione di stile personale.  Mi pare che si lamentino di non essersi sentiti, incontrati.  Così, entrambi si parlano attraverso i giornali.
Questo “duello” fa però il paio con le esternazioni di Bassi, coi rumors sollevati da Rifondazione, con alcuni scontri in giunta.  Insomma, cosa succede nel centrosinistra?
E’ semplicemente iniziata la campagna elettorale.
Cioè?
Ci sono due aspetti.  Primo: come ci immaginiamo dovrà essere la coalizione del 2008.  Secondo: il bisogno di visibilità di cui in parte ogni politico si nutre.  E chi non lo ammette, mente.
Già, la coalizione del 2008 pare il vero nodo del centrosinistra.  E lei come la immagina?
Non si può non partire da quanto fatto in questi 5 anni con una maggioranza di cui facevano parte le civiche e Convergenza.  Certo, siamo stati in fibrillazione quando ogni forza politica cercava di affermare la propria identità.  Ci siamo sempre ricompattati, invece, quando al centro abbiamo messo la gestione pragmatica dei problemi.  Qui concordo con Martines.  Questo è il punto di partenza, ma il mio richiamo è quello di aprire un ragionamento che vada verso l’unità del centrosinistra come chiedono gli cittadini.
Ma mi pare che siano proprio i Cittadini e Convergenza a non volere la sinistra radicale in maggioranza.  E questo credo sarà uno dei nodi da sciogliere.
Ma quale sinistra radicale?
Mi dica lei allora cos’é.
A Udine non ci sono basi americane da costruire o tagli allo stato sociale tali da mettere in fibrillazione alcuni settori della sinistra.  Occorre soltanto realizzare una gestione della cosa pubblica che sia realmente vicina ai cittadini, cose che ritengo noi abbiamo saputo fare molto.  Non mi spaventa, quindi, un’alleanza con il resto della sinistra che può solo aiutarci a migliorare.
Sarà, ma intanto pare che le future teste pensanti del Pd, Veltroni e Rutelli, non la pensino proprio come lei.
Veltroni e Rutelli hanno governato entrambi Roma con Rifondazione comunista.  E non mi sembra che sia diventata il Venezuela di Chavez.
Quanta responsabilità hanno Ds e Margherita a livello udinese sui ritardi del centrosinsitra che ancora non si è seduto attorno a un tavolo per cominciare a ragionare sul 2008?
L’eventuale ritardo è motivato dall’impegno per le primarie e dal tentativo di aprire una grande fase di ascolto della gente.  E questo mi piace perché entro dicembre decideremo anche il segretario cittadino del Pd.  Quindi è corretto non decidere prima le cose.
Segretario che fa riferimento ai due partiti o della società civile?  Cosa sceglierebbe?
Sono i partiti che hanno deciso di fare un passo indietro, sciogliendosi, grande novità nella storia dei partiti in Italia.  Il Pd, per cui stiamo lavorando, è quello che alle europee del 2004 a Udine raggiunse il 35 per cento, cifra superiore perfino alla “rossa” Cervignano.
Quindi?
Citare queste cifre significa che ognuno di questi cittadini potrà e dovrà dire la sua.  Guai a dover ripetere quello che sta succedendo in Regione.  E comunque smettiamola di parlare per gli incarichi politici soltanto al maschile.
Torniamo agli errori fatti in Regione sul Pd?
Pur con candidati di valore, leggere che tra i grandi sottoscrittori di Zvech e Moretton si ripropone lo steccato tra Ds e Margherita, ne dimostra i limiti.  Mi chiedo poi se siano stati fatti tutti gli sforzi per coinvolgere in questo ragionamento – vista l’indisponibilità per dedicarsi a tempo pieno all’incarico di sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello – anche il sindaco di Udine, che certo non sarebbe dovuta essere una seconda scelta.
Secondo lei sono stati fatti?
E’ una domanda magari a cui qualcuno da domani potrà rispondere.
Resta il fatto che Cecotti oltre a non essere forse stato coinvolto nel Pd se ne sta alla finestra, mentre potrebbe dare un grande contributo per la sua successione.  E’ così?
Non sarà Cecotti a scegliere il successore, perché non si tratta di monarchia.  Io sono un fan di Beppe Grillo e come lui penso che debba essere “il dipendente” dei cittadini.  Tuttavia, credo che opportunamente coinvolto avrebbe potuto dare al Pd quel valore aggiunto che per ora è latente.
Torniamo alle comunali.  E’ favorevole alle primarie per la scelta del sindaco?
Certamente, ma non possono essere mitizzate e sganciate da tutto il percorso che va comunque completato.  Coalizione e programma.
Cosa serve a Udine di più di quanto ritiene voi abbiate fatto?
Da un lato credo che a Udine si viva bene e teniamo presente che dal ’95 c’è una continuità politica che credo gli udinesi sosterranno.  Poi, invece, sono mancati un maggiore ascolto e un migliore dialogo con la cittadinanza. 
Un esempio?
Beh, il numero abnorme di comitati dimostra che se i cittadini amano la propria città è anche vero che se nascono così tanti gruppi significa che le loro ragioni fanno fatica a essere ascoltate.
E una soluzione quale potrebbe essere?
Un assessorato all’“ascolto”.
Più assessori, più spesa pubblica però.
Non necessariamente un assessore; basterebbe una delega, considerando che andiamo verso la chiusura delle circoscrizioni.  Quindi, quel ruolo si giustificherebbe ancora di più.
Quello della chiusura delle circoscrizioni è un processo inevitabile e perché?
Perché vengono scavalcate sistematicamente da gruppi spontanei sul territorio come, appunto, i comitati.  Manterrei invece assolutamente tutti i servizi sul territorio, vale a dire gli sportelli che sono già gestiti dai dipendenti e quindi non rappresentano costi aggiuntivi.  Voglio, inoltre, ricordare che così come sono le circoscrizioni hanno solo potere consultivo e per questo sono sostanzialmente inutili.
Su questo la Cdl dice che andrà sulle barricate.
Non li facevo così statalisti.
Cosa pensa dei costi della politica?
Come consigliere comunale prendo uno o due gettoni di presenza al mese con cui copro le spese.  Sono favorevole comunque alla diminuzione del numero dei consiglieri comunali, ma il governo prima di tagliare alla base dovrebbe cominciare dalla testa.  Mi riferisco ai 1000 parlamentari italiani, ma anche a livello regionale mi pare che si possa intervenire.  Basterebbe rapportare il numero dei cittadini e dei consiglieri regionali della Lombardia e del Friuli Vg.
Un’ultima domanda, un consigliere comunale di Udine che come lei si dichiara gay fa battaglie specifiche su questo fronte?
Dichiararmi gay ha comportato un grande sforzo di sincerità.  Per questo motivo di battaglie non ne perdo una.  Ma faccio anche presente che sono un componente della commissione Territorio e Ambiente e che, dunque, al pari dei miei colleghi mi occupo di vicende molto vicine ai cittadini.  E questo è il senso che do alla politica: un grande impegno per l’eguaglianza di tutti, a 360 gradi.
(20.  Continua)