Il Gazzettino, 11 settembre 2007 - pagina III

Quartiere a luci rosse in città? L'Austria insegna
Bassi (Convergenza): «Regolamentazione fiscale? Interessante ». Il vicesindaco Martines: «Decisione rimessa al Consiglio»
Imbarazza. Eppure se ne deve parlare. Altrimenti si rischia di passare per quelli che chiudono gli occhi di fronte all'attuale situazione. Fuori dalle metafore: dribblare il discorso sulla questione-Merlin (leggi bordelli&c) significa 'proteggere', indirettamente, la rete di sfruttamento e di criminalità che ruota attorno alle lucciole. Una situazione di difficile valutazione anche per i politic locali. Una linea abbastanza convergente può però essere tracciata: l'orizzonte è extraconfine, nel senso che, se superamento della legge Merlin dovrà esserci, allora si deve mutuare l'esperienza austriaca.

Ha accaparrato punti su punti la nostra vicina confinante che in tema di 'sex&money' ha fatto scuola. Destra e sinistra, laici e cattolici hanno condiviso l'Euroregione della prostituzione by Austria. I distinguo sono invece intervenuti sulla precisa questione dei 'quartieri a luci rosse sì o no'.

A rompere il ghiaccio è Convergenza, con Enzo Bassi in testa che, dopo aver marcato e rimarcato che lui è per il matrimonio e per i valori-famiglia, giudica una "proposta interessante" la regolamentazione fiscale di chi mette sul mercato il proprio corpo.

«Adesso è diventato un business in cui si legano tre fattori - conclude Bassi - e cioè lo sfruttamento, l'economia e la clientela». Stesse premesse iper-cautelative anche nelle parole di Marco Bressan: «Io sono e resto contrario», scandisce. Certo, ma meglio lasciare le cose come sono adesso o modificarle? Su questo punto nessuno fa marcia indietro: «Pur essendo contrario, e contrario alla sola ipotesi del meretricio in sé, devo dire che potrebbe essere una soluzione quella di adottare l'esempio austriaco, visto come mezzo per togliere la prostituzione dalle strade». Si richiama, senza timore di passare per radicale, al comitato per i diritti della prostitute il consigliere Enrico Pizza che rivendica per le donne - Austria docet - la libertà di creare cooperative senza alcuna intromissione di maitresse o papponi.

«Si deve introdurre - a detta di Pizza - la libertà di prostituzione che dovrà essere soggetta al rilascio di fatture: avremo anche in Friuli una professione che potrà essere legittimamente reclamizzata e rientrare all'interno dei 'servizi per il benessere della persona».

Spopola l'Austria anche nei commenti calibratissimi di Andrea Castiglione: «Una rivisitazione complessiva andava fatta da molto tempo: adesso le priorità mirano alla riapertura dei bordelli, come venivano chiamati dalla Merlin che li ha chiusi». Si deve uscire dalle sabbie mobili di controlli sanitari assenti, di papponi alle spalle, di pagamenti che il fisco non vede mai. Un repulisti in grado di introdurre gli elementi minimi di igiene, di svincolamento da 'capoccia' che gestiscono il mercato, di legittimità fiscale, occorre, e presto, secondo Castiglione. Intanto, il vicesindaco Enzo Martines preferisce stare alla finestra e aspettare gli eventi. E' un discorso delicato, fa capire, un passo falso e ti giochi la reputazione. Insomma, Martines preferisce rigettare la palla nel campo, leggi Consiglio comunale: «Nel caso in cui dovesse profilarsi questo scenario, ogni decisione è rimessa al consiglio che dovrà esprimersi sia sulla creazione di eventuali zone a luci rosse, sia sulle modalità per riformare la prostituzione attualmente priva di regole e controlli».

Arretramenti a parte, l'ambiente forzista non vuole arrovellarsi sulle modalità concrete per archiviare la Merlin: «Prima di pensare alle applicazioni - fa i distinguo l'azzurro Roberto Bardini - si deve stabilire la cornice: salvaguardia dalle malattie, il che significa sottoporre le donne a visite rigorose; pagamento delle tasse come qualsiasi altra professione, al pari del sarto, del calzolaio, insomma si tratterà di ditte artigianali, se vogliamo chiamarle così; infine c'è un aspetto morale, ovvero l'urgenza di toglierle dalla strada».

Irene Giurovich

 

(irgi) No e ancora no al quartiere a luci rosse
 
(irgi) No e ancora no al quartiere hot. Oltre ad essere lo stesso Enrico Pizza a mettersi nello schieramento dei contras ("Onestamente non c'è la necessità a Udine..."), pure Bassi, Bressan, Castiglione e Bardini non sono favorevoli a questa soluzione-ghetto. Il più 'scaldato' contro questa ipotesi, però, è Natale Zaccuri (Udc) che la bolla come "immorale, fantascientifica e fonte di devianze". Sebbene anche Zaccuri concordi con i suoi colleghi, di destra e di sinistra, sulla necessità di cambiare il sistema, non transige sull'opposizione ferma contro isole, isolotti, vie o zone hard. «Sarebbe diseducativo, in qualche modo incentiverebbe la legittimità di zone proibite che diventano una sorta di regno del male con la 'benedizione', si fa per dire, istituzionale e questo ingenera nell'opinione pubblica una stortura etica e civica». Per Zaccuri destinare delle aree al consumo libero del sesso non rappresenta la giusta linea, non solo perché potrebbe prestare il fianco ad azioni criminali, ma anche perché, una volta creato un quartiere, altri potrebbero domandare di ottenere uno spazio, un palazzo, una via dove proporre aberrazioni o commettere violenze. «Ci devono essere dei criteri: non si possono dire le cose con leggerezza, come altri miei colleghi che, forse peccando di lungimiranza, propongono con nonchalance soluzioni fasulle e nefaste per la collettività».

Richiama tutti Zaccuri a una riflessione profonda sul tema: "Non si possono fare 'sparate' per il solo gusto di farle", sostiene con sicurezza. Si deve chiamare in causa il profilo sociale, il bene della persona, l'aspetto educativo e i messaggi che vogliamo dare ai cittadini di domani, perché «sono convinto che non basta usare il buon senso in questi temi, ma deve esserci anche una dirittura morale che consenta di non far deviare il timone».