Sodoma e Gomorra? per non fare il solito Pizza che interviene... sotto con le lettere, fuori dai parchi, dalle spiagge e dai localini ... prepariamoci a un grande gaypride! un dovere civile, altrimenti...siamo liberi di continuare a farci insultare tutti i giorni... Arcigay Udine sta organizzando le corriere, a presto :) Enrico
 
tratto dal messaggero veneto di ieri, ripreso da www.gaynews.it
 
MESSAGGERO VENETO
UN SACERDOTE. LA MORALE LAICA PORTA A SODOMA E GOMORRA
L’orgoglio dei laici l’umiltà dei cristiani
venerdì 18 maggio 2007
 
         
 
  di DON DANIELE CALLIGARIS

Orgoglio è un parola almeno dal duplice significato: può indicare una giusta stima di sé, delle proprie capacità e della propria autonomia oppure l’emancipazione della persona presa dall’ebbrezza della propria libertà, svincolata da ogni dimensione religiosa e da ogni norma morale oggettiva. Ultimamente questa parola è stata usata accanto all’aggettivo “laico” per indicare, nell’ambito della famiglia e in genere delle relazioni, la piena e assoluta autonomia della persona: da Dio, dalla Sacra Scrittura, dal Magistero della Chiesa, dalla legge morale naturale e da ogni rischio di sacralizzazione. Così si esprimeva l’“orgoglio laico” a proposito della famiglia nella presentazione del convegno di sabato 12 maggio sul tema: “Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell’amore civile”: «Mentre i convocatori del Family Day tentano di celebrare un modello sacralizzato di famiglia naturale, i dati statistici, la sociologia, la ricerca psicologica ci raccontano come la famiglia abbia già vissuto, anche in Italia, una rivoluzione antropologica che l’ha trasformata profondamente. Nel vissuto delle famiglie italiane, nelle relazioni e nei valori che le tengono unite, emergono nuove moralità, sfide delicate, battaglie di emancipazione, forme di amore che si coniugano con l’autonomia e sfidano miti nefasti del passato. Al centro non c’è l’imperativo biologico della riproduzione, ma la qualità delle relazioni affettive e i bisogni di leggi, servizi e un nuovo welfare rispettosi dell’autonomia individuale e adeguati alle diverse normalità che compongono la famiglia oggi».

Parliamo e giudichiamo da credenti: l’orgoglio sorge con il peccato originale quando il primo uomo e la prima donna hanno ceduto alla seduzione del diavolo, convinti che Dio era “geloso” impedimento alla propria libertà. Ma da quella caduta si è scatenata la disgregazione delle relazioni a partire dalla coppia fino all’intera famiglia umana. Quell’antico peccato (che naturalmente l’orgoglio laico ritiene un mito infantile) è così attuale e visibile in chi orgogliosamente rifiuta la rivelazione di Dio sull’uomo. Lontani da questa prospettiva religiosa e da ogni regola oggettiva è normale esprimersi così: «nuove moralità... nefasti miti del passato... imperativo biologico della riproduzione... diversamente normali... autonomia individuale...». Formule, queste, costruite per indicare le conquista della libertà da parte di una società senza Dio e senza regole. La a-moralità dell’orgoglio laico è affidata dunque alle statistiche, alla sociologia e alla psicologia, scienze in grado di interpretare i fenomeni, ma incapaci di generare valori. All’orgoglio laico si contrappone l’umiltà cristiana che accoglie la rivelazione biblica sulla famiglia, la Parola definitiva di Gesù Cristo, l’esperienza morale maturata nel corso dei secoli, l’insegnamento della Chiesa che interpreta autorevolmente la Parola di Dio, il buon senso che nasce dal riferimento alla legge naturale scritta nella coscienza di ogni persona che sa ascoltarsi. I cristiani effettivamente sono poco emancipati (agli occhi del mondo “sfortunati” per non dire di peggio...) perché sanno di aver bisogno di illuminazione, di sostegno, di indicazioni perché l’amore umano nella sua verità più profonda ha a che fare con il mistero di Dio perché “Dio è Amore: Deus Caritas est!”. Nella a-moralità dell’orgoglio laico, di fatto, prevale la logica del diritto: diritto alla manipolazione genetica, diritto all’eutanasia, diritto al figlio a tutti i costi, diritto allo spinello, diritto anche di sopprimere la vita nascente con la pena di morte legalizzata. La morale cristiana – ed è vero – è principalmente quella dei doveri: il primo verso la Verità; il cristiano deve cercare e obbedire alla Verità, anche se costa fatica e sacrificio. Dovere della fedeltà, dell’indissolubilità, della procreazione e dell’educazione dei figli. Dovere del servizio alla vita dal suo sorgere alla morte naturale. La prima è la morale egoista abbandonata alle proprie voglie e alla propria emotività; la seconda è quella della Croce trasfigurata dalla Resurrezione che cambia il dovere in gioia. La prima conduce alle sorti di Sodoma e Gomorra la seconda è protesa a costruire la vera città dell’uomo, fondata sull’Amore, in cammino verso una continua perfezione. Buja
 

Rassegna stampa

Home